Suonano insieme da trent'anni e si vede. Sono i quattro musicisti dell'Italian Saxophone Quartet che oggi hanno offerto al pubblico de I Suoni delle Dolomiti oltre un'ora di musica, una vera e propria cavalcata sonora, che è partita da Bach ed ha poi attraversato tutto il Novecento ed alcuni dei generi più amati come il tango, il jazz, il ragtime e persino la musica da film. Agli strumenti Marco Gerboni (sax contralto), Mario Marzi (sax tenore), Massimo Mazzoni (sax baritono) e Fedrico Mondelci (sax soprano), che ai tanti accorsi al rifugio San Pietro, sul Monte Calino - con una strepitosa vista sull'area del Garda settentrionale – hanno regalato non solo un concerto travolgente, ma anche una serie di divertenti sketch con tanto di camminate tra i presenti, dichiarazioni d'amore, telefonate in diretta con la mamma.
Dopo l'iniziale “Aria” di Johann Sebastian Bach, è arrivata l'allegria di “The easy Winners”, di Scott Joplin, un ragtime dell'epoca spensierata d'inizio Novecento americano, quella intercorsa tra la fine della Grande guerra e la grande depressione del '29.
Con movimenti e direzioni inattese sempre sospese tra presente e passato, Mondelci e compagni si sono poi confrontati con un altro pezzo classico, una trascrizione per sax di due sonate scritte per violoncello da Domenico Scarlatti. Rumori, ritmi, giochi di suono e distorsioni rese con oggetti infilati nei sax hanno segnato la prima parte di “Suite Hellenique” di Pedro Iturralde, che si era ispirato a melodie dell'isola di Creta per questo lavoro che nella seconda parte si ricompone in una | melodia decisamente meno sperimentale, e più ammaliante. La giusta introduzione al blues intelligente e sofisticato di “Un americano a Parigi” di George Gershwin e alla composizione in crescendo, tutta costruita attorno al sax alto, di Michael Nyman, il noto compositore di colonne sonore (“Lezioni di piano”), qui proposto però come autore di “Song for Tony”.
Il finale ha ruotato tutto attorno alle atmosfere sudamericane. Dal tango colto di Anibal Troilo (“Contrabajando”) a “Oblivion” di Astor Piazzolla - poi riproposto anche con la notissima “Libertango” - alla samba brasiliana, i cui ritmi sono stati affidati al pubblico, che, dopo una generosa distribuzione di strumenti a percussione, ha suonato assieme agli Italian Saxophone Quartet.
Applausi a scena aperta hanno premiato “Cycles” di Pepito Ros, brano che ha chiuso il programma ufficiale del concerto, poi seguito da una serie di bis richiesti a gran voce tra cui “Morronga la Milonga” di Javier Girotto e “Otto e mezzo” di Nino Rota che ha portato un pezzo di Romagna sulle montagne trentine.
Prima di rimettere gli strumenti nelle custodie c'è stato spazio per autografi e saluti. «In questo tipo di concerti si crea un contatto fantastico tra musicisti, pubblico e ambiente» ha voluto dire a tutti Federico Mondelci. Questo a dimostrazione che anche agli artisti piace la filosofia de I Suoni delle Dolomiti.
Info: www.isuonidelledolomiti.it |