05/03/2010
Era il 2006 quando l'Università di Trento decise di dotarsi di modernissimi laboratori di nanoscienze. Un settore di ricerca che, in nemmeno quattro anni di vita, è riuscito a crescere, ritagliandosi un proprio spazio a livello internazionale. A tal punto che si sono resi necessari nuovi spazi ed ora le sofisticate attrezzature hanno trovato posto presso la Facoltà di scienze matematiche, fisiche e naturali dello stesso ateneo. I sei laboratori ospitano circa 25 ricercatori, provenienti da varie parti del mondo, attivi nei campi della fisica, della biochimica, | delle scienze dei materiali e dell'ingegneria elettronica. Ad accomunarli, oltre alla padronanza dell'inglese (la lingua scientfica per eccellenza), anche e soprattutto la competetenza e la passione nell'indagare i misteri delle nanoscienze. Un impegno che in pochi anni ha portato il centro a firmare oltre 250 articoli scientifici di rilievo, pubblicati sulle più importanti riviste di settore, oltre a diversi libri sul tema. Ad aver richiamato l'attenzione della comunità scientifica internazionale, in particolare, è stato un saggio sui nanocristalli, inserito nella classifica "Web of scienze" riservata ai venti lavori migliori.Ma di che cosa si occupa esattamente il laboratorio trentino? La mission della struttura è quella di generare nuova conoscenza dei fenomeni fisici che avvengono quando la materia ha dimensioni piccolissime (nanometriche). In particolare si cerca di applicare il paradigma delle nanotecnologie a materiali compatibili con il silicio per permettere nuove applicazioni del materiale principe della microelettronica. Accanto a tutto ciò vengono studiati anche materiali polimerici, in modo da poter progettare le nanostrutture atomo per atomo, nonché materiali metallici per sfruttare le nuove possibilità offerte dalla plasmonica. Le attività di ricerca sono varie e comprendono, solo per fare qualche esempio, lo sviluppo di circuiti ottici integrati, di interrutori ottici, dispositivi elettroluminescenti o amplificatori e di celle fotovoltaiche di terza generazione a bio-sensori.
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