15/06/2012
«Compagni! Noi vi dichiariamo che il trionfante progresso delle scienze ha determinato nell'umanità mutamenti tanto profondi, da scavare un abisso fra i docili schiavi del passato e noi liberi, noi sicuri della radiosa magnificenza del futuro... ».
Con queste parole nasceva ufficialmente, nel febbraio del 1910, il movimento Futurista, che trovava allora il proprio “Manifesto”, le proprie direttrici, una tensione ideale verso il progresso visto come esasperazione dei tratti del dinamismo e della velocità.
Dal 23 giugno al 2 settembre il Museo Alto Garda propone nelle sedi di Palazzo dei Panni ad Arco e della Rocca a Riva del Garda un assaggio dello spirito di quell'epoca, attraverso una rivisitazione dell'opera del gardesano Umberto Maganzini, con una particolare attenzione | alla scomposizione futurista e alla successiva rappresentazione figurativa del reale che dagli anni Trenta caratterizzò il suo lavoro.
L'iniziativa è stata organizzata in occasione del ritrovamento di circa 1000 disegni inediti dell'artista gardesano; curata da Giovanna Nicoletti, la mostra raccoglie un’ampia selezione dell'opera del Maganzini (più di duecento disegni) e i lavori degli artisti futuristi, insieme a un percorso critico che indaga una delle maggiori poetiche del Novecento.
Il Futurismo rappresentò un periodo di grande cambiamento nel mondo dell'arte e della cultura causato da fattori endogeni come la trasformazione sociale dei popoli, i grandi cambiamenti politici, la Guerra mondiale, ma soprattutto le nuove scoperte tecnologiche come la radio, la corrente elettrica, gli aeroplani, le automobili e le prime cineprese. Grazie a queste nuove tecnologie le distanze apparvero più vicine e la velocità, di spostamento e di evoluzione, e la forza alimentarono il mito del progresso illimitato.
Maganzini, nato a Riva del Garda nel 1894 e morto a Firenze nel 1965, dopo l'infanzia passata a Riva del Garda studiò a Rovereto per poi trasferirsi, nel pieno dell'onda futurista, nella città toscana, partecipe attivo del movimento insieme all'amico e conterraneo Fortunato Depero. La prima parte della sua carriera fu nettamente nel solco del futurismo, una propensione che poi divenne più sfumata, fino ad orientarsi verso la pittura di Paul Cézanne. Nei biglietti da visita, si presentava però come «Umberto Maganzini Trilluci Intuista – Futurista».
Info: www.museoaltogarda.it |